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La chitarra è il tipico utensile abruzzese con cui si realizza una pasta fatta in casa chiamata appunto maccheroni alla chitarra. E’ formato da un telaio di legno rettangolare in cui, mediante chiavette, vengono tesi molti sottili fili d’acciaio, simili alle corde di una chitarra, distanti tra loro 3-4 mm. Su queste corde metalliche si appoggiano strisce di pasta fresca che, mediante la pressione del matterello, vengono tagliate in spaghetti quadrati, adatti ad essere conditi con diversi tipi di sugo. Prima dell’invenzione di questo attrezzo, avvenuta intorno al 1860 nella provincia di Chieti, per ottenere i tipici spaghetti a sezione quadrata, la pasta era tagliata con uno speciale matterello a tacche.
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INGREDIENTI:
Spaghetti alla chitarra GAROFALO n. 40-3 400g,
Pomodori freschi rossi e maturi 1 Kg,
2 spicchi d’aglio,
peperoncino rosso piccante,
basilico,
prezzemolo,
olio extra vergine d’oliva,
sale.

PREPARAZIONE:
In un tegame di terracotta con 200g d’olio rosolare gli spicchi d’aglio ed il peperoncino, appena saranno appassiti unire i pomodori privati di pelle e semi e tagliati a pezzetti.
Salare e cuocere dolcemente a fiamma bassa per oltre mezz’ora finché la salsa si sarà opportunamente addensata, alla fine eliminare l’aglio ed aromatizzarla con prezzemolo tritato e basilico spezzettato.
A questo punto in abbondante acqua salata in ebollizione lessare gli Spaghetti alla chitarra GAROFALO, scolarli molto al dente e condirli in una zuppiera con circa la metà della salsa.
Servire con il resto della salsa in salsiera.
Le prime tracce storiche di questo alimento emergono, sotto forma di strumenti per sua fabbricazione e cottura, in una tomba etrusca. Già nei primi anni dopo Cristo il cuoco Apicio parla nei suoi testi di qualcosa di simile alle lasagne.
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INGREDIENTI:
Lasagna riccia GAROFALO n. 1-24 400g,
melanzane 500g,
zucchini 500g,
passato di pomodoro 1,500 l,
mozzarella o provola 250g,
parmigiano grattugiato,
cipolla,
basilico,
olio extra vergine d’oliva,
sale.

PREPARAZIONE:
Far cuocere in una casseruola a fuoco moderato il passato di pomodoro con un pezzetto di cipolla, qualche foglia di basilico ed il sale fino ad ottenere una salsa di media densità.
Tagliare melanzane e zucchini a fette nel senso della lunghezza e friggerle a color d’oro in olio ben caldo. In abbondante acqua salata in ebollizione lessare la Lasagna riccia GAROFALO, scolarla molto al dente e stenderla sul piano di lavoro bagnato. Spargere sul fondo di una pirofila un po’ d’olio e di salsa di pomodoro, fare uno strato di lasagne senza sovrapporle, coprirle con fette di melanzane fritte, spargervi sopra pezzetti di mozzarella o provola, foglie di basilico, salsa di pomodoro e parmigiano grattugiato, fare un secondo strato di lasagne e sistemarvi sopra gli zucchini ripetendo l’imbottitura, continuare fino ad esaurire gli ingredienti terminando con uno strato di lasagne.
Cospargere in superficie abbondante salsa di pomodoro, basilico, parmigiano ed un filo d’olio, cuocere in forno già caldo a 180° per circa mezz’ora e far riposare una decina di minuti prima di servire.
Consiglio: la salsa descritta è realizzata senza olio o altri grassi per bilanciare quelli assorbiti dagli ortaggi fritti.
Quella descritta non è la classica lasagna napoletana dal ricco ripieno di ricotta, salsicce, polpettine e condita con il ragù, ma una versione estiva, leggera e più veloce, ma molto appetitosa. Secondo il periodo gli ortaggi possono variare, sostituendo melanzane e zucchini con fagiolini, carciofi, funghi ecc...
Secondo una leggenda, sarebbe stata la regina dei longobardi Teodolinda a inventare il modo di preparare la salsiccia (da “sale” e “ciccia”) e ne avrebbe poi regalato la ricetta agli abitanti di Monza assieme alla Corona Ferrea.
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INGREDIENTI:
Lumaconi GAROFALO n.4-82 300g,
ricotta 250g,
salsicce 300g,
fior di latte 100g,
passato di pomodori 1 litro,
parmigiano grattugiato,
cipolla,
basilico,
olio extra vergine d’oliva,
sale.

PREPARAZIONE:
In una casseruola con l’olio rosolare la salsiccia con uno spicchio di cipolla tritato, versare il passato di pomodoro, salare, aromatizzare con foglie di basilico e cuocere a fuoco moderato finché la salsa si sarà addensata.
Estrarre la salsiccia, spellarla, sbriciolarla raccogliendola in una ciotola, unire la ricotta stemperando il composto con una forchetta e mescolarvi qualche cucchiaio di parmigiano ed il fior di latte a pezzetti piccolissimi. In abbondante acqua salata in ebollizione cuocere i Lumaconi GAROFALO, scolarli a metà cottura e stenderli sul piano di lavoro leggermente bagnato. Aiutandosi con un cucchiaino farcirli con il composto di ricotta e salsicce, allineandoli man mano in una pirofila dopo aver cosparso sul fondo un filo d’olio e un po’ di salsa.
Ricoprire i lumaconi con altra salsa di pomodoro, irrorarli con un filo d’olio, cospargerli di parmigiano grattugiato e gratinarli in forno già caldo a 180° per 20 minuti circa.
Variante – Questo formato di pasta si presta ad essere farcito in molti modi, la salsiccia può essere sostituita da un pezzetto di carne di maiale o di vitello, la farcia può essere di ricotta e spinaci, di ricotta e funghi, ed una leggera béchamel rappresenta la raffinata alternativa alla salsa di pomodoro.
O ancora la cavità dei Lumaconi può essere riempita con dadini di melanzane fritte e dadini di provola, ricoprendo poi con salsa di pomodoro. Insomma con la fantasia e la pasta GAROFALO si possono realizzare tanti nuovi piatti.
Pappardelle è termine dialettale toscano da pappare, diffuso oggi in tutte le regioni, che designa pasta alimentare a larghe strisce, servita di solito asciutte e preferibilmente con sugo di selvaggina. In senso scherzoso e figurato definisce un discorso prolisso, noioso e confuso. Porcino è il nome di funghi molto pregiati dal gambo grosso, dalla carne bianca di odore e sapore molto gradevoli. Erano considerati cibo prelibato già dagli antichi Romani, spesso serviti alla mensa degli imperatori e nel Medioevo anche dei papi. In Campania i porcini raccolti nei boschi dell’Irpinia sono considerati tra i migliori.
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INGREDIENTI:
Pappardelle GAROFALO n.1-35 400g,
porcini irpini 500g,
pomodorini del pendolo 300g,
2 spicchi d’aglio,
peperoncino,
prezzemolo,
olio extra vergine d’oliva,
sale.

PREPARAZIONE:
Pulire i porcini eliminando la terra con un canovaccio, lavarli velocemente sotto l’acqua corrente evitando di inzupparli d’acqua, asciugarli con cura, affettarli e cuocerli per qualche minuto a fuoco vivace in una padella con l’aglio tritato e qualche cucchiaiata di olio.
Abbassare la fiamma e continuare la cottura per una ventina di minuti finché sarà evaporata tutta l’acqua di vegetazione che hanno emesso, al termine aggiungere sale, peperoncino e mescolare.
A parte in un’altra padella scottare a fuoco vivace i pomodorini con aglio, olio e sale, aromatizzarli con prezzemolo tritato ed unirli ai funghi facendoli insaporire insieme a fiamma bassa.
In abbondante acqua salata in ebollizione cuocere le Pappardelle GAROFALO, scolarle al dente e versarle nella padella del sugo.
Mescolare con cura e delicatezza evitando di rompere le pappardelle, passarle in un piatto di portata e completarle con un filo di olio a crudo ed abbondante prezzemolo tritato.
La Calamarata, di origine campana, è un formato di pasta appartenente alla famiglia dei Pàccheri e prende il nome apputo dai calamari ai quali, una volta tagliati ad anelli, assomiglia molto per forma.
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INGREDIENTI:
Calamarata GAROFALO n.20-2 400g
calamari piccoli 600g
pomodorini del Vesuvio 300g
vino bianco 100g
aglio
peperoncino
prezzemolo
olio extra vergine d’oliva
sale
PREPARAZIONE:
Pulire, lavare ed asciugare i calamari, tagliare il sacco ad anelli, i tentacoli a pezzetti e rosolarli in una padella con aglio, olio e peperoncino, bagnare con il vino e far evaporare. Unire i pomodorini a pezzetti, un po’ di sale, coprire e cuocere a fiamma bassa per 15-20 minuti finché i calamari risulteranno teneri e con la forchetta si riusciranno ad infilzare con facilità.
Rigirare ogni tanto ed aggiungere se occorre un po’ di acqua, ma alla fine il sugo non dovrà risultare acquoso. Quando il sugo è pronto lessare la Calamarata GAROFALO in abbondante acqua salata in ebollizione, scolarla al dente, versarla nella padella con i calamari e saltarla a fuoco basso per un minuto in modo che si insaporisca bene.
Eliminare aglio e peperoncino e completare con una generosa tritata di prezzemolo. Variante: si può arricchire ed insaporire maggiormente il piatto unendo al sugo 50g di olive di Gaeta snocciolate e 20g di capperi sciacquati, ma si rischierà con il loro forte sapore di coprire quello più delicato dei calamari.
Consiglio: il calamaro può essere confuso con il totano, dall’aspetto simile ma dalle carni più coriacee e di conseguenza di valore commerciale inferiore. Il totano si riconosce dalle pinne più larghe che lunghe poste all’estremità del sacco, e dai tentacoli più grossi con ventose provviste di un anello cartilagineo piuttosto duro. I calamaretti piccoli invece si possono confondere con le seppiette (che non sono seppie piccole ma un’altra specie), anche se ambedue si adattano agli stessi usi gastronomici.