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Schiaffone è un tipo di pastasciutta tradizionale napoletano, una sorta di grande maccherone liscio di grano duro, in genere trafilato al bronzo. Il termine deriva del greco antico, da "πας" (tutto) e "χειρ" (mano), dei primi fondatori di Parthenope e significa schiaffo. Attualmente ancora usato in dialetto, sta ad indicare uno schiaffo forte, dato a mano completamente aperta. Da qui il nome, leggermente ironico, del tipo di pasta, di taglia generosa, molto superiore alla norma e in genere accompagnato da sughi succulenti.
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INGREDIENTI:
Schiaffoni GAROFALO n.83-1 400g,
pomodori freschi maturi o pelati 500g ,
vino bianco 50g ,
2 spicchi d’aglio,
peperoncino forte,
basilico,
prezzemolo,
origano,
olio extra vergine d’oliva,
sale.

PREPARAZIONE:
Appassire nell’olio un trito di aglio e peperoncino, bagnare con il vino, aggiungere i pomodori pelati e spezzettati, salare e cuocere a fuoco vivace per far evaporare il liquido in eccesso, ma la salsetta deve essere fresca e non troppo tirata, infine aromatizzarla con prezzemolo e basilico tritati. In abbondante acqua salata in ebollizione lessare gli Schiaffoni GAROFALO, scolarli al dente e condirli con la salsa preparata completando con un grosso pizzico di origano.
Variante: si può eliminare l’origano e completare la pasta con parmigiano o pecorino grattugiati, sebbene la salsa all’aglio di regola non tollera il formaggio.
Questa salsa semplice, veloce e saporita è adatta a molte trafile di pasta come, spaghetti, maccheroncelli, linguine, le varie misure di ziti e penne, gemelli, fusilli corti, riccioli, radiatori e occhi di lupo.
Il nome della melanzana deriva, secondo alcuni, dall'arabo badingian, preceduto dalla parola "mela", che l'italiano medievale spesso premetteva ai nomi stranieri di frutta e verdura (altri esempi: melarancia, melangolo, melagrana). Altri invece ritengono che derivi da "mela-insana", in quanto nel passato era ritenuta nociva, poiché quando si tagliava, la superficie diventava scura, oppure per il fatto che questa verdura era accusata di provocare la pazzia. Il nome scientifico Solanum si ritene che derivi dal latino solamen, che significa "quiete", "sollievo". Infatti le Solanacee, specie i frutti immaturi, contengono principi attivi ad azione narcotica e sedativa come la solanina, un insieme di alcaloidi, che non viene distrutta completamente neanche dalla cottura.
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INGREDIENTI:
Gigantoni GAROFALO n.8-30 250g,
melanzane 500g,
passato di pomodori 1 litro,
pomodorini 300g,
olive di Gaeta 70g,
capperi 30g,
mandorle sgusciate 50g,
cipolla,
sedano,
basilico,
origano,
olio extra vergine d’oliva,
sale.

PREPARAZIONE:
In una casseruola con poco olio rosolare uno spicchio di cipolla, versare il passato di pomodori, salare aromatizzare con qualche foglia di basilico, coprire e far cuocere questa semplice salsa finché si sarà un po’ addensata.
Mentre la salsa cuoce friggere le melanzane a piccoli dadini e tenerle da parte. In un po’ d’olio di frittura appassire un altro pezzetto di cipolla minutamente tritato ed una costa di sedano a pezzetti piccolissimi, unire i pomodorini tagliuzzati, le olive snocciolate e spezzettate, i capperi sciacquati, salare moderatamente e far restringere il sughetto a fuoco vivace. Aggiungervi allora le melanzane fritte, insaporirle dolcemente per qualche minuto amalgamandole al sugo, infine spegnere ed unire le mandorle grossolanamente tritate, abbondante basilico spezzettato ed un grosso pizzico di origano. In abbondante acqua salata in ebollizione lessare i Gigantoni GAROFALO, scolarli a metà cottura ed allinearli in un unico strato in una pirofila leggermente unta d’olio e velata con un po’ di salsa di pomodoro passato. Aiutandosi con un cucchiaino riempire la cavità di ogni Gigantone con le melanzane a picchi-pacchio, ricoprire con la salsa, irrorare con un filo d’olio e gratinare in forno a 180° per 15-20 minuti.
Prima di servire guarnire la preparazione con foglie di basilico fresco.
Variante: questo formato di pasta si presta ad infinite preparazioni cambiando la farcitura e la salsa di copertura.
Un piatto molto raffinato si ottiene farcendo i Gigantoni con un impasto di ricotta, spinaci passati e parmigiano, ricoprendo poi tutto con una béchamel non troppo densa.
Si possono ancora imbottire con un impasto di ricotta e salsicce cotte sbriciolate o carne cotta macinata, per poi condirli con un buon ragù napoletano o una semplice salsa di pomodoro passato come quella descritta sopra.
Si sa con certezza che in Cina intorno al X secolo d.C. alcuni negozi vendevano posta tipo tagliatelle, si presume comunque, che la loro conoscenza risalga in Oriente al I secolo d.C.
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INGREDIENTI:
Tagliatelle nido GAROFALO n.90 400g,
piselli freschi sgranati 150g,
fave fresche tenerissime sgranate 150g,
2 carciofi,
pancetta 100g,
un fascetto di cipolline novelle,
2 carote,
2 coste di sedano,
maggiorana,
timo,
limone,
olio extra vergine d’oliva,
sale.

PREPARAZIONE:
Tritare al mixer pancetta, cipolline, carote e sedano, e stufare il battuto nell’olio in un largo tegame con il coperchio facendolo appassire a fiamma bassa senza che le verdure prendano colore. Unire le fave ed i piselli sgranati e sciacquati, i cuori teneri dei carciofi puliti, tagliati a spicchi sottili, passati in acqua e limone e sgocciolati.
Far insaporire tutto nel fondo mescolando con un cucchiaio di legno, poi versare acqua calda in modo da coprire gli ortaggi e proseguire la cottura per 20-30 minuti a tegame coperto, aggiungendo ogni tanto un po’ d’acqua calda se occorre. Quando fave, piselli e carciofi saranno cotti e teneri salare moderatamente, tenendo conto che la pancetta è già saporita, ed aromatizzare il sugo con un pizzico di timo ed uno di maggiorana.
In abbondante acqua salata in ebollizione lessare le Tagliatelle nido GAROFALO, scolarle ben al dente, versarle nel tegame con il sugo preparato e rimestare con cura a fiamma bassissima per qualche secondo, giusto il tempo di insaporirle.
Variante: se non si hanno a disposizione timo e maggiorana, si possono sostituire con menta e basilico.
Il termine lasagna deriva dalla parola latina “lagana” con la quale venivano indicate strisce di pasta cotte nell’olio.
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INGREDIENTI:
500 GR di lasagna liscia Garofalo,
200 gr di polpa di pomodoro,
350 gr di vitello macinata,
350 gr di latte,
200 gr di brodo,
parmigiano grattugiato,
100 gr di farina,
150 gr di burro,
80 gr di cipolla,
50 gr di sedano,
50 gr di carota,
vino bianco,
olio,
sale e pepe.

PREPARAZIONE:
Con il latte, 100 gr di burro e la farina preparate la besciamella. Appassite in 3 cucchiai di olio il sedano, la carota e la cipolla tritati, unite la carne macinata, rosolatela, bagnatela con mezzo bicchiere di vino, fatelo evaporare poi unite la polpa di pomodoro, il brodo, sale e pepe.
Cuocete per 35 minuti.
Lessate le lasagne Garofalo una o due per volta, in abbondante acqua salata con l’aggiunta di un cucchiaio di olio e scolatele molto al dente. Imburrate una pirofila, fatevi uno strato di lasagne, uno di ragù, uno di besciamella poi abbondante grana e fiocchetti di burro.
Continuate alternando gli strati e finendo con ragù, besciamella che coprirete con molto grana e fiocchi di burro.
Cuocete in forno caldo a 200 gradi per circa 30 minuti.
Ai tempi d’oro dei grandi pastifici artigianali napoletani, i pastai gragnanesi, in concorrenza fra loro, ogni anno creavano qualche nuova trafila di pasta, talvolta ispirandosi ad avvenimenti importanti. La nascita della principessina Mafalda di Savoia, nel novembre 1902, fu salutata con la creazione delle Mafalde, larghe tagliatelle impreziosite da una leggiadra smerlatura, che in breve furono affiancate dalle più piccole Mafaldine.
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INGREDIENTI: Mafalde GAROFALO n. 10-1 400g, zucca 1 Kg, aglio, peperoncino, prezzemolo, basilico, pecorino grattugiato, olio extra vergine d’oliva, sale.
PREPARAZIONE: In una padella con l’olio imbiondire uno spicchio d’aglio ed il peperoncino, unire la zucca sbucciata, pulita, lavata e tagliate a piccoli pezzetti.
Salare, mettere il coperchio e farla stufare a fuoco moderato rigirandola ogni tanto.
Quando sarà cotta e praticamente sfatta, eliminare aglio e peperoncino ed aromatizzare con prezzemolo e basilico tritati. In abbondante acqua salata in ebollizione lessare le Mafalde GAROFALO, scolarle al dente e versarle nella padella con la zucca facendole insaporire qualche minuto a fuoco basso rigirandole delicatamente.
Completare con qualche cucchiaiata di pecorino grattugiato, passare nel piatto di portata, guarnire con prezzemolo e basilico fresco e servire con altro pecorino a parte. Nota: ai tempi d’oro dei grandi pastifici artigianali napoletani, i pastai gragnanesi, in concorrenza fra loro, ogni anno creavano qualche nuova trafila di pasta, talvolta ispirandosi ad avvenimenti importanti. La nascita della principessina Mafalda di Savoia, nel novembre 1902, fu salutata con la creazione delle Mafalde, larghe tagliatelle impreziosite da una leggiadra smerlatura, che in breve furono affiancate dalle più piccole Mafaldine.